Mozioni di Settembre/ 6
Niente mediazioni, dica una cosa chiara. Tipo: colleghi, basta così
Fisco, federalismo, mezzogiorno, giustizia? Boh. Giscard d’Estaing disse una volta che di fronte al viluppo degli interessi di una democrazia complessa è praticamente impossibile fare una “grande” riforma. Figurarsi quattro. Spero perciò che il Cav. non faccia sul serio, che nel suo foro interiore abbia già messo i sigilli alla questione e stia solo cercando un pretesto per andare a nuove elezioni. Invece se davvero dovesse credere di trovare à la rentrée la cavigliera per ribaldi e dissidenti, il rimedio sarebbe peggiore del male.
21 AGO 20

Fisco, federalismo, mezzogiorno, giustizia? Boh. Giscard d’Estaing disse una volta che di fronte al viluppo degli interessi di una democrazia complessa è praticamente impossibile fare una “grande” riforma. Figurarsi quattro. Spero perciò che il Cav. non faccia sul serio, che nel suo foro interiore abbia già messo i sigilli alla questione e stia solo cercando un pretesto per andare a nuove elezioni. Invece se davvero dovesse credere di trovare à la rentrée la cavigliera per ribaldi e dissidenti, il rimedio sarebbe peggiore del male. Altro che tirarsi fuori dalla palude. Delle riforme si parlava già nel 2008 e prima ancora nel 2001 e a tutto oggi non esistono testi dettagliati, dirimenti e vincolanti, né è pensabile che esistano fra tre settimane.
Sembra già di vedere il dibattito in parlamento partire in tutte le direzioni, raggiungere vette di barocco mentre piove fango tra papi e tengo cognato, con frondisti d’ogni sorta pronti a mettersi a cuneo: non serve a nessuno l’ennesimo spettacolo di una politica che parte da ogni dove e sempre sbuca nel vuoto, angosciante come una geometria di Escher. Né si può contare troppo sul timore di elezioni anticipate che dicono abbastanza diffuso: non sempre la percezione di un pericolo fa fare la scelta giusta, spesso scatena pulsioni autodistruttive, di morte.
A mio irrilevante e irresponsabile avviso, il Cav. dovrebbe fare come il giocatore di scopone che se ne frega del Chitarrella e spariglia nonostante sia cartaio. Certo è rischioso, ma se si leggono bene le carte in mano agli avversari può essere la mossa vincente. Ora se è vero che il presidente del Consiglio è costretto a una maggioranza à la carte, gli altri, tutti gli altri messi insieme, non hanno in mano nulla, proprio nulla. Lasci stare dunque, caro Cav., una discussione asmatica e inevitabilmente superficiale, lasci fisco, mezzogiorno e federalismo all’intrapresa quotidiana e perciò fertile del lucido Tremonti. Lei è il leader e le cose le deve prendere dall’alto. Dica ai suoi che dopo il grido del predellino è tempo di un ben più corposo “Manifesto” e annunci ufficialmente la fine, non di una maggioranza che è pur sempre un epifenomeno nella storia, ma del patto sociale sancito dalla Costituzione che da sessanta anni regge la Repubblica. Dica che riscriverà la Carta fondamentale a cominciare da quel reperto vetero-socialista che è l’articolo Uno, a partire dall’idea di stato minimo e di un welfare che non penalizzi più le nuove generazioni e i lavoratori deboli, i giovani, le donne.
Dica che si prenderà la responsabilità, da solo, di portare tutto in Parlamento, di trovare lì la maggioranza e che sarà lei stesso a chiedere il referendum confermativo, quindi lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni secondo le nuove regole. Siccome il coraggio non le manca, dica anche che chiederà, come vuole una nobile tradizione, un’amnistia larga e corposa perché nella nuova Italia tutti dovranno avere una seconda opportunità. Vedrà, vincerà davvero a mani basse, ritroverà i milioni di italiani che hanno creduto nella sua rivoluzione dolce e terribile e molti molti di più. Dica anche da buon signore che rimarrà per un tratto della nuova legislatura a vedere che le cose vadano per il verso giusto e che poi andrà al mare, il posto nella storia se l’è guadagnato. E se le interessa anche la piccola cronaca da teatrino, vedrà, si legherà Bossi se non per l’eternità quanto meno fino alla scadenza a cui lavora Don Verzé. Fini stramazzerà dal suo scranno, Bersani non avrà di meglio da fare che starsene un bel po’ in America, a imparare. Quanto a Di Pietro non ne sentiremo più parlare. Pensi che goduria. Ci provi, caro Cav., lei che può.
Sembra già di vedere il dibattito in parlamento partire in tutte le direzioni, raggiungere vette di barocco mentre piove fango tra papi e tengo cognato, con frondisti d’ogni sorta pronti a mettersi a cuneo: non serve a nessuno l’ennesimo spettacolo di una politica che parte da ogni dove e sempre sbuca nel vuoto, angosciante come una geometria di Escher. Né si può contare troppo sul timore di elezioni anticipate che dicono abbastanza diffuso: non sempre la percezione di un pericolo fa fare la scelta giusta, spesso scatena pulsioni autodistruttive, di morte.
A mio irrilevante e irresponsabile avviso, il Cav. dovrebbe fare come il giocatore di scopone che se ne frega del Chitarrella e spariglia nonostante sia cartaio. Certo è rischioso, ma se si leggono bene le carte in mano agli avversari può essere la mossa vincente. Ora se è vero che il presidente del Consiglio è costretto a una maggioranza à la carte, gli altri, tutti gli altri messi insieme, non hanno in mano nulla, proprio nulla. Lasci stare dunque, caro Cav., una discussione asmatica e inevitabilmente superficiale, lasci fisco, mezzogiorno e federalismo all’intrapresa quotidiana e perciò fertile del lucido Tremonti. Lei è il leader e le cose le deve prendere dall’alto. Dica ai suoi che dopo il grido del predellino è tempo di un ben più corposo “Manifesto” e annunci ufficialmente la fine, non di una maggioranza che è pur sempre un epifenomeno nella storia, ma del patto sociale sancito dalla Costituzione che da sessanta anni regge la Repubblica. Dica che riscriverà la Carta fondamentale a cominciare da quel reperto vetero-socialista che è l’articolo Uno, a partire dall’idea di stato minimo e di un welfare che non penalizzi più le nuove generazioni e i lavoratori deboli, i giovani, le donne.
Dica che si prenderà la responsabilità, da solo, di portare tutto in Parlamento, di trovare lì la maggioranza e che sarà lei stesso a chiedere il referendum confermativo, quindi lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni secondo le nuove regole. Siccome il coraggio non le manca, dica anche che chiederà, come vuole una nobile tradizione, un’amnistia larga e corposa perché nella nuova Italia tutti dovranno avere una seconda opportunità. Vedrà, vincerà davvero a mani basse, ritroverà i milioni di italiani che hanno creduto nella sua rivoluzione dolce e terribile e molti molti di più. Dica anche da buon signore che rimarrà per un tratto della nuova legislatura a vedere che le cose vadano per il verso giusto e che poi andrà al mare, il posto nella storia se l’è guadagnato. E se le interessa anche la piccola cronaca da teatrino, vedrà, si legherà Bossi se non per l’eternità quanto meno fino alla scadenza a cui lavora Don Verzé. Fini stramazzerà dal suo scranno, Bersani non avrà di meglio da fare che starsene un bel po’ in America, a imparare. Quanto a Di Pietro non ne sentiremo più parlare. Pensi che goduria. Ci provi, caro Cav., lei che può.